Ogni volta che cerco un confronto tra plugin SEO per WordPress trovo la stessa lista. Cambia il blog, cambia l’anno nel titolo, mentre generalmente i primi tre nomi, talvolta in ordine differente, sono sempre gli stessi: Yoast, Rank Math, All in One SEO, con SEOPress che ogni tanto spunta più in basso insieme a SureRank. Sotto, quindici schede con le stesse quattro stelline e la stessa frase sul plugin più popolare al mondo.
Quelle liste confrontano prodotti interi, un po’ come si fa con le automobili o con le case. Io però non installo “un plugin SEO”: installo una gestione dei title, un generatore di dati strutturati, un sistema di redirect. Ognuno di quei pezzi ha un vincitore diverso e mi capita spesso di pensare che se Rank Math avesse quella funzione di Yoast, o All in One SEO l’altra funzione di SEOPress, avrei probabilmente il plugin perfetto per i miei desideri.
Questo perché la soluzione migliore nel valutare un plugin (per la SEO, ma in generale per WordPress) è ribaltare un po’ l’ordine di ragionamento. In questo post quindi partiamo dalle necessità tecniche e, per ciascuna, mettiamo sul tavolo due alternative.
Quali funzioni SEO considerare
Un plugin SEO si occupa di un gran numero di cose. Se sei agli inizi, per facilitare la lettura ti riepilogo fin d’ora le 6 mansioni “principali” che delegherai al plugin prescelto per il tuo sito web:
- scrittura dei meta (title, description, URL) manuale e automatizzata;
- generazione dati strutturati;
- produzione della sitemap XML;
- gestione di scansione e indicizzazione (disallow, noindex);
- gestione dei redirect;
- ottimizzazione delle immagini.

Da qui viene una conseguenza scomoda se cerchi una risposta secca: la domanda “qual è il miglior plugin SEO” cambia risposta a seconda di quali funzioni ti servono e di quali sei disposto a pagare. Rank Math include nel piano gratuito cose che Yoast vende in Premium a 118,80 dollari l’anno. SEOPress regala un editor di dati strutturati completo e fa pagare i suggerimenti sui link interni, cioè l’opposto di quello che fa All in One SEO.
Sono tutti modelli di business diversi, pensati per tre clienti target differenti: la scelta migliore è quella che si addice di più al progetto che hai davanti.
Title e meta description
Su questa funzione le differenze sono davvero minime: se cerchi il plugin che “scrive meglio i Title” stai praticamente cercando un unicorno.

Yoast, Rank Math, SEOPress e All in One SEO permettono tutti, anche nelle versioni gratuite, di impostare template con variabili per ogni tipo di contenuto, così che i post nuovi nascano già con un title coerente senza doverlo comporre a mano ogni volta. Lo stesso vale per gli slug, che tutti e quattro permettono di riscrivere dalla scheda del contenuto senza passare dalle impostazioni dei permalink.
La differenza che percepisco maggiormente nel lavoro quotidiano riguarda il metabox.

SEOPress lo tiene in fondo alla schermata di modifica, qualunque cosa tu stia usando per costruire le pagine. Se in una giornata salti tra Gutenberg, Bricks ed Elementor, sapere che il pannello è sempre lì è piuttosto comodo.
Rank Math sceglie la strada opposta e si incolla all’editor: dentro Gutenberg lo trovi nella barra laterale, sui page builder di solito sta in un’integrazione dedicata. In entrambi i casi i campi restano di fianco al testo mentre scrivi.
Il criterio che uso di solito è valutare sulla base di chi userà fisicamente il sito. Se siamo noi PopCorn a gestire WordPress, di solito preferisco un pannello fisso sempre nello stesso punto, perché so dove trovarlo senza pensarci.
Se l’aggiornamento del sito resta al cliente, Rank Math mi fa risparmiare parecchie email, perché i campi da compilare sono davanti a lui e non deve andarli a cercare.
Niente che un po’ di formazione al cliente non possano risolvere, concordo. Eppure, in certi casi la via più semplice mi permette di risparmiare tempo ed energie.
Sull’automazione tramite intelligenza artificiale, che è la funzione su cui tutti stanno spingendo, siamo in zona a pagamento ovunque. Yoast la mette in Premium con l’approvazione in blocco delle proposte, SEOPress nella Pro lasciandoti scegliere il modello da usare. Nessuna delle due mi ha ancora convinta al punto da pubblicare quello che generano senza rileggerlo riga per riga.
Il punteggio del plugin non è un voto
Ogni plugin di questa lista, appena installato, mette accanto al contenuto un semaforo o un contatore di “qualità”: l’esempio più famoso è il celebre semaforo di Yoast, con i pallini rosso, arancione e verde. Ma parliamo anche di Rank Math e del suo punteggio da zero a cento. È la prima cosa che impara a guardare chi non è avvezzo alla SEO. E, a mio parere, è anche la più insidiosa.
Quel dato misura una lista di controlli meccanici:
- la parola chiave compare nel Title (se vuoi approfondire puoi leggere il post sull’ottimizzazione del Title), nel primo paragrafo, in un H2, nell’URL;
- la sua frequenza sta dentro una certa forbice; la meta description rientra nei caratteri previsti;
- le frasi non superano una certa lunghezza; eccetera.
Nessuno di questi controlli è davvero in grado di analizzare la pagina come può farlo un consulente SEO: non sa di cosa parla la pagina, se risponde all’intent degli utenti, se l’argomento è coperto meglio o peggio di chi ti sta davanti in SERP.
E, soprattutto, il punteggio non arriva da Google, che quel numero non lo vede e non lo usa: se lo calcola il plugin con criteri suoi.
Detto questo, non lo disattivo. Lo uso come promemoria contro le dimenticanze: la meta description vuota, l’immagine senza alt, il title lasciato identico a quello di un’altra pagina. Sono sviste banali che a fine giornata capitano. Trattalo come una checklist di cose materialmente mancanti.
Dati strutturati
Di questo argomento abbiamo ampiamente trattato nei post di introduzione ai dati strutturati, dati strutturati per la local SEO e dati strutturati per ottenere i Rich Snippet.
Analizzandoli “lato plugin”, ti dico fin da subito che Rank Math mette a disposizione più di sedici tipi di schema pronti già nella versione gratuita, selezionabili da un menu e compilabili in pochi clic. Per un articolo, una scheda prodotto, una FAQ o una ricetta è la strada più rapida che conosco.
SEOPress affronta la stessa funzione dall’altra parte, con un editor JSON-LD completo e l’anteprima dal vivo, sempre nel piano gratuito. Serve più tempo e serve sapere cosa si sta scrivendo, però quando il markup deve incastrarsi con qualcosa di particolare (un tipo di contenuto personalizzato, una proprietà che il menu preconfezionato non prevede) è l’unico dei due che ti lascia lavorare.

Il criterio che uso in questi casi è banale. Se il tipo di dato strutturato è un classico rintracciabile facilmente in un plugin che li ha già di default (vedi appunto Rankmath), vado su quello. Se ho bisogno di maggiore personalizzazione, punto sull’editor.
Redirect e 404
Qui i “quattro grandi” si dividono in modo netto.
- Rank Math include nel piano gratuito sia il gestore di redirect sia il monitor dei 404;
- Yoast mette il redirect manager solo in Premium, a 118,80 dollari l’anno;
- Anche All in One SEO tiene queste funzioni nel piano Pro.
- SEOPress permette il redirect dalla singola scheda del contenuto anche nella versione gratuita, e riserva alla Pro le espressioni regolari, le azioni in blocco e il monitoraggio dei 404.
Mai come in questo caso la scelta dipende da fattori “terzi”, due tra tutti il budget destinato agli strumenti SEO da utilizzare e le dimensioni del progetto. Giusto per fare un esempio, la gestione di 301 e 404 varia notevolmente tra un sito aziendale e un ecommerce.

Una strada alternativa è tenere i redirect fuori dal plugin SEO e affidarli a plugin come Redirection, gratuito e specializzato da anni in questo singolo lavoro, con log dei 404 e gestione delle regex incluse. Nel corso del tempo mi è capitato più volte di usarlo su progetti piccoli e a basso budget (ovvero… a zero budget) e devo dire che è molto, molto comodo nonostante sia uno strumento tutto sommato gratuito.
Link interni
I link interni sono una funzione su cui le versioni gratuite dei plugin sono quasi tutte carenti. In questo c’è una logica: per proporre un collegamento sensato il plugin deve conoscere l’intero archivio del sito e capire quale pagina parla di cosa, che è un lavoro di calcolo ben diverso dal compilare un campo tag.
Rank Math è l’unico dei quattro che dà i suggerimenti già nel piano gratuito. Yoast li tiene in Premium e ci aggiunge il controllo sulle pagine orfane, cioè l’elenco delle pagine verso cui non punta nessun link interno e che quindi Google raggiunge soltanto passando dalla sitemap (quando si ricorda di consultarla). All in One SEO li mette in Pro con il Link Assistant, e SEOPress fa lo stesso riservandoli alla versione a pagamento.
Fuori dalle rotte conosciute c’è Link Whisper, che nella versione gratuita lavora mentre scrivi: mentre componi il paragrafo ti propone i collegamenti verso i contenuti che hai già pubblicato e ti segnala quelli rimasti orfani. Per andare oltre, cioè inserire link in blocco o lasciare che sia lui a collegare l’archivio in autonomia, ovviamente serve la licenza. Con circa trentamila installazioni attive resta uno strumento di nicchia rispetto ai nomi di prima e ha un suo perché sui siti con qualche anno di contenuti alle spalle (dove ricordarsi cosa hai pubblicato nel 2022 non è realistico), o su quelli con tante pagine da linkare (vedi l’esempio dell’ecommerce del paragrafo precedente).

Su questa funzione però ti consiglio dei check accurati prima di affidarti a qualsiasi automatismo. Tutti questi strumenti ragionano per somiglianza testuale: vedono due articoli che contengono le stesse parole e propongono di collegarli. Quello che non sanno è quale delle due pagine debba ricevere autorevolezza e quale cederla, se una delle due è la pagina che porta i contatti e l’altra un approfondimento di supporto, se stai costruendo un cluster o stai solo mettendo dei link per approfondire l’argomento.
La struttura dei link interni è fondamentale nell’ecosistema del sito web, quindi ti consiglio di non sottovalutarla e non scegliere il plugin da utilizzare soltanto in base al prezzo.
Sitemap, scansione e indicizzazione
Tutti i plugin citati finora generano la Sitemap XML nella versione gratuita, compresi i plugin più leggeri. Oltretutto, nessuno la genera in modo particolarmente diverso/migliore dagli altri. È l’unica delle sei funzioni su cui non ho mai sentito la necessità di dover scegliere.
Quello che cambia da un progetto all’altro è cosa decidi di tenerne fuori dall’indice. Su quasi tutti i siti che apro in Sitemap finisce letteralmente di tutto: archivi dei tag, le pagine autore di un blog scritto da una persona sola, pagine allegato generate da WordPress, i tipi di contenuto inutili e tanta, tanta altra “immondizia SEO”, che all’utente non serve e in indice non ci dovrebbe andare.
La buona notizia è che tutti i plugin permettono di escludere il non necessario, di solito tramite un interruttore per ogni tipo di contenuto e per ogni tassonomia. É la prima cosa che guardo dopo aver installato il plugin perché le impostazioni predefinite lasciano sempre dentro qualcosa che andrebbe tolto.
L’altra metà di questa funzione è il robots.txt, il file che dice ai crawler dove dovrebbero entrare e da dove stare alla larga. Tutti e quattro i plugin ti permettono di modificarlo dal pannello di WordPress, senza passare dall’FTP.
Attenzione: quello che modifichi è il robots.txt virtuale generato da wordpress. Se sul server c’è già un file robots.txt vero, l’editor del plugin non ha modo di modificarlo.
E di nuovo, attenzione: non trattare disallow e noindex come se fossero la stessa cosa. Il disallow nel robots.txt impedisce la scansione, non l’indicizzazione: una pagina bloccata lì può comparire lo stesso nei risultati, in quella versione spoglia senza descrizione che avrai già incontrato.
Per tenerla fuori dall’indice serve il noindex, che però il crawler legge solo se può scansionare la pagina. Mettere in disallow una pagina che hai già messo in noindex significa impedire a Google di scoprire che è in noindex, ottenendo quindi l’effetto opposto a quello che volevi.
Gestione delle immagini
SEOPress e Rank Math, entrambi già nella versione gratuita possono riempire da soli gli attributi alt, i titoli e le didascalie delle immagini, prendendo come base il nome del file o il titolo del post in cui l’immagine è inserita. Su una libreria media da migliaia di file è una funzione molto utile: meglio un alt approssimativo ovunque che centinaia di immagini senza niente, soprattutto quando il sito lo aggiornano più persone e non tutte si ricordano che quel campo esiste.
Chiamarla ottimizzazione delle immagini sarebbe però generoso. Un alt ricavato da un file che si chiama IMG_2048 non descrive niente e la regola che pesca dal titolo del post produce trenta immagini con lo stesso identico alt duplicato dentro lo stesso articolo, inutile tanto per chi legge con uno screen reader (se vuoi approfondire, qui il post sull’accessibilità nei siti web) e non dice niente in più a Google.
Relativamente al peso dei file, il problema di solito “esce” dalla competenza del plugin SEO. In quei casi servono strumenti dedicati alla compressione e alla conversione in formati moderni come WebP o AVIF. Due dei plugin migliori in tal senso sono ShortPixel e Imagify.
Tre stack per tre differenti clienti
Questo post gira su un cardine ben specifico: il miglior plugin per fare SEO su WordPress probabilmente non esiste. Esistono esigenze, budget e competenze; intorno a questi tre elementi ha senso ragionare su quale strumento utilizzare e come utilizzarlo.
Per un blog o un sito editoriale con budget zero parto da Rank Math nella versione gratuita, perché è l’unico dei quattro che nel piano free copre da solo redirect, dati strutturati e suggerimenti sui link interni, cioè tre funzioni che altrove ti costano una licenza. Ci aggiungo ShortPixel per le immagini, tenendo presente che il piano gratuito è tarato su un centinaio di file al mese.
Per un sito che consegno a un cliente una buona scelta è SEOPress, gratuito o Pro (da 49 dollari l’anno) a seconda di cosa serve. Le ragioni sono più lato fruizione che lato funzioni: nel pannello di amministrazione non compaiono pubblicità né inviti all’acquisto e il metabox resta lo stesso qualunque builder si usi. Il cliente entra in bacheca e trova uno strumento, il che mi risparmia la telefonata del tipo “mi è comparso un messaggio che dice di comprare qualcosa, devo farlo?”.

Per un sito vetrina o per un cliente che dal pannello non deve toccare niente, puoi guardare a soluzioni come SureRank o Slim SEO. Fanno l’essenziale in automatico e nessuno dei due ti mette davanti un punteggio da inseguire. Se il sito è fatto di otto pagine che cambiano due volte l’anno, tutto il resto probabilmente non ti serve.
Resta una sola questione da affrontare: il cambio plugin. Gli strumenti di importazione automatica dei plugin importano meta description e impostazioni di base senza grossi problemi.
Ricontrolla però le configurazioni particolari, per evitare perdita di dati: gli schema personalizzati, i redirect scritti con le espressioni regolari, le regole impostate per singolo tipo di contenuto.
Un’ultima cosa che sembra ovvia e invece capita spesso: qualunque plugin tu scelga, tienine attivo uno solo. Due plugin SEO accesi insieme scrivono due volte title, meta description e canonical sulla stessa pagina, e ti ritrovi un sorgente pieno di tag duplicati che Google interpreta come gli pare.
Se stai migrando, ricordati di disattivare il vecchio prima di configurare il nuovo!




