Quando parlo di SEO nei corsi o con i clienti, SERP è uno dei primi termini di cui spiego acronimo e significato. La pagina dei risultati di ricerca di Google è una miniera di informazioni. Ti fa capire cosa cercano le persone, chi risponde già a quelle ricerche e come Google tratta i brand di un settore.
Se l’ottimizzazione è il tragitto e il posizionamento organico è il traguardo, il punto di partenza per me è sempre stato la SERP. Il ranking, cioè l’ordine in cui Google mette i risultati, lo leggi lì. E lì vedi anche tutto quello che Google aggiunge ai link.
Oggi questo vale ancora di più. In cima alla pagina trovi spesso una risposta che Google scrive con l’intelligenza artificiale, e i risultati dei siti arrivano dopo. Prima di decidere cosa scrivere o cosa ottimizzare, ti serve sapere cosa c’è sopra di te.
SERP vuol dire pagina dei risultati del motore di ricerca
SERP è l’acronimo di Search Engine Results Page, cioè la pagina dei risultati del motore di ricerca. È quella che ti compare dopo che hai scritto una query su Google, dalla home del motore di ricerca o dalla barra degli indirizzi del browser. Ogni motore ha la sua, ma in Italia quando si dice SERP si pensa quasi sempre a Google.
In una SERP trovi tre tipi di informazioni. Il primo è la classifica dei risultati organici, i link ai siti che Google considera più adatti a quella ricerca. Il secondo sono le features, ovvero tutti gli elementi che Google aggiunge intorno ai link: la AI Overview, le domande correlate, la mappa con le attività della zona, i box con immagini, video o prodotti, gli annunci. Quali features compaiono dipende dalla query, e cambia nel tempo.
Il terzo sono le ads di Google Ads, sia Search (ovvero gli annunci di testo che trovi generalmente in alto e in basso nella SERP, ma talvolta anche nel mezzo), sia Google Shopping (cioè quei caroselli infiniti di prodotti, che vengono fuori soprattutto quando effettui una ricerca volta all’acquisto).
Da ottobre 2025 in Italia c’è anche AI Mode, la feature che trasforma la ricerca in una conversazione con Gemini, l’intelligenza artificiale di Google. È una pagina dei risultati a sé, con logiche diverse da quella classica.
Leggere bene la SERP ti serve in quasi ogni fase del lavoro:
- Keyword research: ti dice quali ricerche lasciano spazio a un sito e quali sono già occupate da risposte di Google.
- Intenzioni di ricerca: ti mostra cosa si aspetta chi cerca.
- Ottimizzazione on page e struttura del sito: ti suggerisce che tipo di pagina costruire.
- Link building: i siti che trovi lì sono quelli con cui competi.
Capita spesso di sentire SEO e SERP usate come sinonimi. La SEO è il lavoro che fai sul sito e sui contenuti per farti trovare. La SERP è il posto in cui quel lavoro si vede, oppure non si vede.

Due persone che cercano la stessa cosa vedono due SERP diverse
Le SERP hanno qualcosa del nonluogo di Marc Augé. Esistono solo in funzione di chi cerca e di cosa sta cercando in quel momento. Per questo non puoi trattarle come qualcosa di fisso. La pagina che vedi tu può essere diversa da quella che vede un’altra persona con la stessa query.
Utilizziamo informazioni come la tua posizione, la cronologia delle ricerche precedenti e le impostazioni della Ricerca in modo da determinare i risultati più pertinenti per te in quel momento.
Dal post “In che modo Google determina il ranking dei risultati” in Google Search
È Google stesso a metterti in guardia. La posizione da cui cerchi, le ricerche precedenti e le impostazioni del tuo account Google possono rendere la tua esperienza nelle SERP particolare, per non dire unica.
La cronologia può spostare le cose. Se per le ricette vai sempre su Giallo Zafferano o per la nutrizione su My Personal Trainer, è facile che nelle tue ricerche su quei temi li trovi più in alto di quanto li vedrebbe qualcun altro.
La geolocalizzazione pesa ancora di più. Nel post sul search intent ti ho parlato delle query local, quelle che attivano risultati legati al posto in cui ti trovi, ricavato dall’indirizzo IP o dalla posizione del dispositivo. Che “ristoranti aperti ora” dia risultati diversi a Bologna e a Bari è ovvio. Meno ovvio è che succeda anche con parole che non contengono nessun luogo.
L’ho verificato con SpySerp, un tool comodo e sorprendentemente economico che ti permette di simulare ricerche da quasi ogni città del mondo. Ho cercato “fotografo matrimonio” come se fossi a Bologna e poi come se fossi a Roma. La query non contiene la città, eppure le due SERP mostravano risultati completamente diversi.

Poi c’è il fattore tempo tempo. Google fa esperimenti di continuo, e la stessa ricerca può cambiare aspetto da un giorno all’altro anche se nel tuo account e nella tua posizione non è cambiato nulla. Una SERP salvata sei mesi fa è una fotografia di sei mesi fa.
Per analizzare una SERP ti serve la versione più neutra possibile
Se ogni utente vede una pagina un po’ diversa, la domanda viene da sé: quale SERP devi analizzare? La risposta più semplice è la navigazione in incognito.
In incognito Google non usa la tua cronologia e il tuo account. Per gli argomenti informativi, come un post del blog o un articolo di approfondimento, ti dà una buona approssimazione di quello che vede la media degli utenti.

Con le query commerciali, di servizio o di prodotto devi stare più attento. L’incognito non toglie la geolocalizzazione, quindi puoi ritrovarti con risultati legati alla tua zona anche quando pensi di vedere una SERP pulita. Prova a cercare “arredamento” e poi “arredamento online”: la differenza la noti subito.
Nel tempo mi sono fatto un metodo per limitare l’errore. Quando la query contiene modificatori come “online” o “shop”, uso l’incognito come per i contenuti informativi. Quando la query è generica e non dice se chi cerca vuole un sito o un negozio vicino, faccio un doppio controllo con un tool come SpySerp da due o tre città diverse. Guardo se compare il Local Pack e se tra i risultati organici ci sono attività della zona da cui ho simulato la ricerca.
Non potrai mai controllare tutte le località. Un paio di verifiche però bastano a capire se stai guardando una SERP nazionale o una SERP che cambia da città a città. È un’informazione che ti cambia la strategia, e nel post sulla Local SEO trovi cosa fare quando la risposta è la seconda.
Sopra i risultati adesso c’è una risposta scritta da Google
Dal 26 marzo 2025 in Italia c’è la AI Overview. È un riassunto generato con l’intelligenza artificiale che compare in cima alla SERP per molte ricerche, con i link alle fonti da cui Google ha preso le informazioni. Per chi fa SEO è diventata la prima cosa da guardare, perché spinge tutto il resto più in basso.
Quando analizzi una SERP con la AI Overview, guarda tre cose:
- Se compare. Per le domande informative è frequente, per le ricerche di prodotto o di servizio lo è meno. Già questo ti dice quanto spazio resta ai siti.
- Quali fonti cita. Sono i contenuti che Google considera affidabili su quel tema. A volte sono gli stessi che trovi in prima pagina, a volte sono siti che tra gli organici non compaiono proprio.
- Se ci sei tu. Essere citato nella AI Overview è una forma di visibilità diversa dal posizionamento, e va monitorata a parte.
La AI Overview non è pensata per essere disattivata. Chi vuole vedere solo i link può usare il filtro Web sotto la barra di ricerca, come spiega la guida di Google. Tu però devi analizzare la SERP che vedono tutti gli altri.

Dall’8 ottobre 2025 c’è anche AI Mode, una scheda della SERP in cui la ricerca diventa una conversazione con domande di approfondimento. È una pagina dei risultati parallela a quella classica. Da giugno 2025 i dati di AI Mode rientrano nei totali del rapporto sul rendimento di Search Console, come riporta il registro degli aggiornamenti di Search Central. Quando leggi impression e clic, tienilo presente.
Se vuoi capire come si lavora per farsi citare da questi sistemi, ne ho parlato nel post sulla GEO.
Alcuni elementi li trovi in quasi tutte le ricerche
Le feature della SERP sono gli elementi che Google aggiunge ai risultati dei siti per dare informazioni in più. Alcune dipendono dalla query, altre ci sono quasi sempre. Nessuna però è scolpita nella pietra. Google fa test continui, e la stessa feature può comparire e sparire a distanza di pochi minuti.
Completamento automatico
Il completamento automatico è il sistema che ti suggerisce le ricerche mentre scrivi la query. Molti lo chiamano ancora Google Suggest o Google Instant, ma per Google il nome è questo.
Le previsioni si basano su ricerche reali fatte in passato. Google spiega che tiene conto della lingua e della località da cui cerchi, dell’interesse crescente per una query e delle tue ricerche precedenti.
In un’analisi SEO ti serve in due modi. Ti suggerisce modificatori e argomenti correlati a cui magari non avevi pensato. E ti segnala i temi del momento: se succede qualcosa legato alla tua parola chiave, le previsioni cambiano in fretta.
Funziona sia in incognito sia con il tuo account. Confronta le due versioni: le differenze ti danno altri spunti.

Schede verticali
Sotto la barra di ricerca trovi le schede che portano ad altre SERP: AI Mode, Immagini, Video, Notizie, Shopping e così via. Spesso passano inosservate, eppure ti danno un’indicazione importante.
L’ordine delle schede cambia in base alla query. Per una ricerca informativa le prime sono di solito immagini e video. Per una ricerca di prodotto sale Shopping. Tenerle d’occhio ti aiuta a capire due cose: che tipo di contenuto, oltre al testo, conviene preparare per quella ricerca, e che intenzione ha chi cerca. Se Shopping viene prima di Notizie, probabilmente stai guardando una SERP transazionale.

Le persone hanno chiesto anche
È il box con le domande correlate, che Google nella documentazione chiama gruppo di domande correlate. Quando apri una domanda, l’elenco si allunga e ne compaiono altre.
Una volta ogni domanda si apriva con un estratto preso da un sito e il link alla pagina. Oggi sempre più spesso trovi una risposta generata con l’intelligenza artificiale.
Il box ti serve per tre motivi. Ti dà una panoramica dei temi collegati alla tua ricerca, utili per nuovi contenuti o per arricchire quello che stai scrivendo. Ti mostra quali risposte Google considera utili, e quindi ti fa da piccolo benchmark sui competitor. E ti spiega alcune stranezze di Search Console: se una posizione nel rapporto non coincide con quella che vedi tra gli organici, controlla se il tuo contenuto è finito qui dentro.
Detto questo, per me “Le persone hanno chiesto anche” è anche una delle più grosse fregature degli ultimi anni per chi ha un sito. È quasi impossibile da controllare e, soprattutto da mobile, sposta ancora più in basso i risultati organici. Con le risposte generate dall’AI, il clic ha un motivo in meno per arrivare fino a te.

Ricerche correlate
In fondo alla pagina trovi le ricerche correlate. Sembrano simili al completamento automatico, ma c’è una differenza importante: qui non ci sono previsioni. Ci sono query che le persone hanno cercato davvero in relazione alla tua.
Ti servono per allargare la keyword research, sia per argomenti sia per singole query. Ti danno indizi sui competitor: se tra le correlate compare il nome di un brand, quello è un nome che gli utenti associano al tuo settore. E ti suggeriscono l’intenzione prevalente. Se una query generica ha tra le correlate molte domande, chi cerca vuole capire o informarsi. Se trovi marchi, prezzi o stagioni, l’intenzione è un’altra.
Dedicaci qualche minuto in più. Ti tornano utili sia per la strategia del progetto sia per le scelte più operative.

Informazioni su questo risultato
Accanto a ogni risultato ci sono tre puntini verticali. Se ci clicchi apri il pannello Informazioni su questo risultato, con qualche dato sulla fonte e sulla pagina.
Chi fa SEO da qualche anno lo usava soprattutto per la copia cache, che Google ha tolto nel 2024. Il pannello però ti dà ancora informazioni utili per l’analisi: da quanto tempo Google conosce il sito, se altre pagine con i tuoi termini di ricerca rimandano a quel risultato, per quale Paese Google lo considera pertinente.
Sono piccoli dati, ma ti aiutano a valutare quanto è competitiva una SERP quando guardi un concorrente, e a controllare se Google ha capito bene la tua pagina quando guardi un tuo risultato.

Altri elementi compaiono solo per certe ricerche
Oltre agli elementi che ci sono quasi sempre, ce ne sono altri che compaiono solo a certe condizioni. Per alcuni le condizioni si conoscono, per altri Google non le ha mai dichiarate.
Annunci a pagamento
Il segnale più immediato della competitività di una SERP sono gli annunci di Google Ads. Compaiono in forme diverse, in cima alla pagina e in fondo.
Più annunci trovi, più aziende stanno pagando per essere visibili su quella ricerca. Questo ha due conseguenze. Google tiene quella SERP sotto stretta sorveglianza, quindi scorciatoie e manipolazioni durano poco. E conquistare una posizione organica è più difficile, e anche quando ci riesci una parte dei clic si ferma prima di arrivare a te.
Gli annunci poi non stanno solo sulle SERP transazionali. Li trovi anche su ricerche che sembrano puramente informative.

Local Pack
Il Local Pack è il box con la mappa e le attività della zona. Compare quando Google ritiene che la ricerca abbia un legame forte con il posto in cui ti trovi, dal classico “cheeseburger vicino a me” al negozio di arredamento di cui parlavamo prima.
È un indicatore di intenzione molto forte. Se lo trovi su una query che ti sembrava generica, guarda bene anche i risultati organici: se sono pieni di attività locali, quella query probabilmente non ha una SERP nazionale, e competere senza una sede in zona è molto difficile. Come si lavora per entrarci te lo racconto nel post sulla Local SEO.

Risultati avanzati
Le stelline delle recensioni, le immagini accanto allo snippet, prezzi e disponibilità dei prodotti: sono risultati avanzati, e quasi sempre li ottieni con i dati strutturati.
Quando analizzi una SERP, controlla quali risultati avanzati mostrano i competitor. Ti dice se stanno curando la SEO tecnica e quali dati strutturati può avere senso aggiungere anche al tuo sito. Negli ultimi anni però Google ha ridotto parecchio questi formati. Nel 2025 ha ritirato diversi tipi di risultati avanzati, e da maggio 2026 non mostra più quelli delle FAQ. Prima di implementare un tipo di dato strutturato, verifica che Google lo usi ancora.
Come si fa, passo per passo, lo trovi nella guida su come ottenere i rich snippet.

Aggregatori e fornitori
Se cerchi hotel, voli, treni o prodotti dall’Europa, trovi SERP diverse da quelle americane. È l’effetto del Digital Markets Act, il regolamento europeo che obbliga Google a dare più spazio ai servizi concorrenti.
Da settembre 2026 in queste ricerche Google mostra due unità separate. L’unità degli aggregatori raccoglie comparatori, agenzie di viaggio online e siti di confronto prezzi. L’unità dei fornitori mostra i siti diretti, come il singolo hotel o la compagnia aerea. Il quadro completo delle differenze per area geografica è nella pagina di Google sulle esperienze di ricerca regionali.
Se non lavori per Booking o per un comparatore di prezzi, queste unità non le controlli. Devi però sapere che occupano spazio. Se vedi un calo di clic con impression più o meno stabili, prima di pensare a una penalizzazione guarda la SERP. Qualcuno che non è un tuo concorrente diretto potrebbe averti tolto visibilità. Vale per tutti gli elementi che non sono risultati dei siti web.

Etichette di affinamento della ricerca
Sotto la barra di ricerca, a volte, compaiono delle etichette cliccabili: tipi di contenuto, varianti della query, marchi. Per anni le ho chiamate “filtri” senza sapere il nome ufficiale. Google, nella sua documentazione, le chiama refinement chips, in italiano chip di affinamento.
Quando ne selezioni una, Google rifà la ricerca aggiungendo quel termine alla query originale. Funziona un po’ come i filtri di un e-commerce: Google prova a rispondere in anticipo alle domande più frequenti.
Per te sono utili in due modi. Ti danno termini correlati da usare nella keyword research e nella struttura del sito. E ti fanno capire quali formati interessano di più a chi cerca. Non compaiono sempre, quindi se non le trovi al primo colpo non preoccuparti.

Blocchi da altre schede
Tra i risultati trovi spesso inserti che arrivano da altre SERP: un box di immagini, un carosello di video, a volte i prodotti. Non sono una novità, ma molti non li guardano con attenzione.
Questi blocchi ti dicono dove ottimizzare fuori dal tuo sito. Se per un tema Google mostra video, per essere rilevante probabilmente devi fare un video, caricarlo su YouTube e inserirlo nella pagina. Se mostra immagini, ti serve un contenuto visivo curato. Per i prodotti, in Europa, la situazione è cambiata con le unità per aggregatori e fornitori che hai visto sopra: controlla la SERP reale del tuo settore prima di decidere dove investire.

Snippet in primo piano
Gli snippet in primo piano, o featured snippet, in gergo “posizione zero”, sono risultati che mostrano prima l’estratto della pagina e poi il link. Google li presenta come particolarmente utili da smartphone e nelle ricerche vocali.
Sul loro valore non ho ancora una risposta definitiva. In certi casi portano un fracasso di visite, in altri gli utenti sembrano ignorarli. Oggi poi, quando c’è la AI Overview, lo snippet in primo piano finisce più in basso e perde parte del suo peso.
Se in una SERP ne trovi uno, analizzalo come faresti con qualsiasi risultato che ti sta davanti: gli argomenti trattati, come è ottimizzata la pagina, se oltre al testo usa altri formati.
A onor del vero, c’è da dire che dalla comparsa di AIO i featured snippet si vedono sempre meno nelle SERP.

Knowledge Graph
Il Knowledge Graph è il “vocabolario delle entità” di Google. Semplificando molto, contiene quello che Google ha capito di un’entità, come “Roma”, “Bologna”, “SEO” o “Andrea Becchetti”, e delle relazioni tra entità diverse. Per esempio che Andrea Becchetti è un consulente SEO e lavora a Bologna.
In SERP lo vedi soprattutto nel pannello informativo a lato dei risultati. Per l’analisi ti è utile in due modi. Ti dice quanto Google conosce un’entità: riconosce il tuo brand? Lo collega ad altre entità? E ti aiuta a leggere l’intenzione di ricerca, perché il pannello compare soprattutto in SERP informative o legate a un brand. Se lo trovi su una query che consideravi transazionale, fai molta attenzione.

Ricorda: la SERP si aggiorna in continuazione
Google cambia le sue pagine dei risultati di continuo. Aggiunge elementi, ne toglie altri, e in Europa ha dovuto ridisegnarne una parte per rispettare le regole sulla concorrenza. Ogni SERP che analizzi è una fotografia di quel momento, di quel luogo e di quella ricerca.
Per questo non esiste un’analisi fatta una volta per tutte. Ogni volta che provi a entrare in un mercato attraverso i motori di ricerca, parti dalla SERP. Guarda chi c’è, cosa aggiunge Google intorno ai link e quanto spazio lascia ai siti. È il modo più concreto per costruire una strategia che porti visibilità e risultati a un brand.
Quando avrai preso la mano, puoi fare un passo in più: leggere la SERP come un insieme di ruoli diversi invece che come una semplice classifica. Ne parlo in Oltre il Search Intent.



